La politica e l’economia come l’azione e la vita
23 / 6 / 2012
Ogni volta che un importante vertice europeo si chiude ci chiediamo se gli impegni assunti dai leader avranno un impatto sulla crisi che stiamo vivendo, se alle parole seguiranno i fatti. Essendo la materia europea sommamente complessa la risposta non è mai immediata.
Ci sono voluti 20 anni per capire quanto a fondo la firma del trattato di Maastricht avrebbe trasformato le nostre vite, le nostre società, la nostra economia e la nostra politica. La politique et l’économie sont liées l’une à l’autre comme le sont l’action et la vie. Sono parole del generale Charles De Gaulle, poco amate dai tecnici dell’economia e dagli assertori del politique d’abord, della politica come dimensione superiore ad ogni altra. Sono perfette, secondo me, per capire il presente.
Cominciamo con la dimensione apparentemente più economica.
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In cerca di autore
10 / 6 / 2012
Una fitta serie di vertici dal 12 giugno in poi ed un consiglio europeo alla fine del mese. Sullo sfondo il collasso del sistema bancario spagnolo, la persistente agonia delle Grecia e la minaccia di una nuova grande depressione. Al centro del maelstrom la nostra sempre più divergente unione monetaria.
Dieci giorni per salvare l’Euro. Lo abbiamo già sentito dire, e lo abbiamo scritto già. Ve lo ricordate? Sono passati sei mesi, anche piuttosto densi. Era il dicembre del 2011. La battaglia per l’esistenza dell’Euro si sarebbe dovuta combattere e risolvere entro Natale. Il mondo anglosassone sembrava impazzito, in bilico fra il panico per il caos che ne sarebbe derivato e l’eccitazione per i guadagni che presumibilmente se ne potevano trarre. Noi italiani ci trovammo improvvisamente in prima linea. La battaglia finale, fu scritto ed autorevolmente sostenuto, si sarebbe combattuta sul nostro territorio.
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Sancho Panza salverà le banche?
28 / 5 / 2012
Il livello di Don Chisciotte è altissimo. Contempla draghi e castelli, vagheggia reami e principesse; i problemi di Sancho Panza si riducono all’urgenza di riempire la scodella con un pò di minestra. Per questo, in una fase di sofisticata e rarefatta speculazione sulla dimensione ineffabile dei mercati, mentre ci interroghiamo sui destini del continente in bilico tra frantumazione e salto verso l’unione politica, trovo rinfrescante la franchezza brutale, alla Sancho Panza, appunto, del primo ministro spagnolo Rajoy, che chiede che qualcuno riempia la scodella miseramente vuota. Oggi, in conferenza stampa, ha detto che la Spagna non ha bisogno dell’Unione Europea per salvarsi. Il guaio nasce dal settore del credito, disastrato, perché legato al valore del mattone prima salito vertiginosamente dal 2000 al 2008 e poi crollato sotto i colpi della crisi dei mutui subprime.
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I Tedeschi sono simpatici
25 / 5 / 2012
Lo scrive la più augusta penna del Financial Times, Martin Wolf. “Non posso fare a meno di provare simpatia per i Tedeschi perché, a differenza dei Francesi, si rendono conto da sempre che per emettere gli Eurobond bisogna rompere gli indugi e costruire l’Unione politica”. Anche il premio nobel Krugman, da sempre avversario del rigore confessa una certa simpatia per la Germania, perché, dice, l’austero ministro Schauble crede veramente in quel che predica, e cioè che la ricchezza sia premio per la virtù e che l’austerità sia salvifica per le nazioni come la penitenza lo è per l’anima. Viceversa, quelli che negli Stati Uniti predicano l’austerità e impediscono l’aumento della spesa pubblica sono solo degli ipocriti furbastri che cercano di non pagare le tasse e fare un sacco di miliardi in borsa.
I simpatici partiti tedeschi, governo ed opposizione, si sono riuniti insieme alla cancelliera ieri sera a Berlino per mettere a punto una proposta aggiornata ed unitaria su disciplina di bilancio, debito e crescita in Europa che risponda alla sfida lanciata da Francoise Hollande. L’accordo non è definito nei dettagli ma le grandi linee sono chiare. E’ una proposta nuova si, ma sempre alla tedesca, cioè maledettamente razionale e costruita sulla prevedibilità di regole in sé coerenti che lascia ai contraenti poca o nessuna discrezionalità. Al punto che la Cancelliera Merkel si è sentita rassicurata e libera, oggi, di accettare l’invito di Mario Monti e venire a Roma per discutere di crescita con Hollande e Rajoy, prima delle elezioni greche, francesi e del vertice europeo.
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Il ghepardo di Francoforte
17 / 5 / 2012
Angela Merkel è disposta a considerare stimoli all’economia greca, lo aveva detto a Berlino assieme ad Hollande, ne discuterà oggi in videoconferenza con Monti, Cameron e Hollande, lo scrive il New York Times. Ma per l’eurozona potrebbe essere già tardi. La capacità di virata della politica europea è più quella di una petroliera che di una barca da regata. Quando si tratta di azioni tempestive l’uomo da osservare è Mario Draghi. Molti si interrogano sulle sue intenzioni. Sta acquattato come un ghepardo in attesa di ghermire gli speculatori al momento giusto?
Il premier spagnolo Rajoy sta perdendo la compostezza pubblica mentre in privato viene descritto come nevrastenico e angosciato, in costante contatto con banchieri e leader europei, amareggiato perché, ripete, “la Spagna ha fatto tutto quel che le era stato chiesto”. Come Augusto dopo la sconfitta di Teutoburgo, gira per i corridoi della Moncloa gridando… “Dov’è la BCE?” In pubblico va giù pesante contro Merkel e Hollande, definisce surreale il dibattito se venga prima il rigore o prima la crescita, come se i due dibattessero della preesistenza o meno dell’uovo rispetto alla gallina, non nasconde che alla Spagna potrebbe presto risultare impossibile finanziarsi sui mercati. “La Spagna ha bisogno di un forte sostegno europeo adesso”, dice. La via politicamente più impegnativa è che i governi diano il permesso al fondo salva stati di salvare le banche spagnole direttamente ma solo la BCE ha la potenza di fuoco di garantire il debito dello stato. “Perché non sta comprando bonos? Che abbiamo fatto di male per meritare questo?”
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