Eppur si muove!
29 / 10 / 2011 |
Il nobile fiorentino conte Lorenzo Bini Smaghi ha un terzo cognome: Bellarmino. E’ discendente del famoso cardinale Roberto, santo e dottore della chiesa, che presiedette il processo a Giordano Bruno e quello a Galileo Galilei. Passato alla storia come simbolo dell’oscurantismo in realtà Bellarmino era un moderato conciliatore. Nella sua arringa sostenne che Giordano Bruno aveva sì scritto proposizioni eretiche ma si era, in realtà, espresso male, senza capire fino a che punto perché, se avesse capito, avrebbe abiurato, «videtur aliquid dicere, si melius se declararet»… Voleva salvargli la vita, evidentemente, offrirgli una via d’uscita. Giordano Bruno, ostinato e caparbio, tenne il punto e Bellarmino, non poté evitare di destinarlo al rogo in quella splendida piazza romana, Campo de’ fiori, in cui troneggia la statua del Bruno, l’unica piazza della capitale su cui non si affaccia nessuna chiesa. Qualche tempo dopo Bellarmino tese la mano anche a Galileo, anche il fondatore del metodo scientifico doveva rispondere dell’accusa di eresia e, edotto dall’esempio del Bruno, accettò di “esprimersi meglio”, abiurare e salvarsi la vita.
Non poté esimersi dal gridare però, ai giudici che si allontanavano la famosa frase: “eppur si muove” … non certo prefigurando l’arrocco del conte Lorenzo.
Commenti
1 Commento
Esauriente e spiritosa. E didattica, almeno per me. Da vecchio pensionato non perdo la curiosità nè la sete di conoscenza. Benvengano i Gaballi!