L’Europa, l’Italia e la Concordia
17 / 1 / 2012 |
Ieri sera Corradino Mineo si è collegato con Rino Pellino, il nostro corrispondente da Berlino, per registrare le reazioni in Germania alla notizia che tra le vittime del naufragio del Costa Concordia vi sono almeno 12 cittadini tedeschi, più degli italiani stessi. Mentre lui faceva la domanda io cercavo tracce della notizia sui siti dei principali giornali in lingua tedesca on line in quel momento. Con grande stupore ho constatato che né la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Né Die Welt, né la Berliner Zeitung, i tre che sono riuscito a caricare sul mio touch screen, sparavano la cosa nei titoli, come invece aveva fatto, poco prima, il sito del Corriere della Sera, tra gli altri. Tutti aprivano con il Costa Concordia, il pezzo principale, la spalla e i link ai vari temi di approfondimento erano privi però di qualunque riferimento alla nazionalità delle vittime. La tragedia era presentata nella sua agghiacciante dinamica, nella sua dimensione umana e ambientale. Confesso che mi è venuto un groppo in gola, mi sono commosso per quella compostezza, senza riuscire ad elaborarla e comunicarla al pubblico. Faccio il giornalista in Rai da 16 anni, ho girato varie redazioni da quella regionale all’All News. Troppe volte ho sentito l’ordine di interessarsi di un disastro, un incidente, una tragedia solo se vi erano italiani coinvolti e nella misura in cui lo erano. Nelle sedi regionali si scorrono le notizie internazionali solo per capire se vi sono, lo dico a titolo di esempio, fiorentini, milanesi o pugliesi coinvolti. E nelle altre TV e sui giornali le cose non vanno diversamente. Mentre io cercavo sui siti Pellino confermava a Mineo la grande delicatezza con cui le autorità ed i media, almeno fino a quel momento, avevano trattato la questione dell’identità e nazionalità delle vittime. Non so se questo durerà, se i tabloid tedeschi come la Bild non cederanno infine alla tentazione di intingere la penna nell’inchiostro nero del pregiudizio. La figura del comandante Schettino, spaccone, cialtrone, irresponsabile e incompetente, ed alla fine traditore e vigliacco per non affrontare le conseguenze del suo beau geste può effettivamente ricordare agli altri europei una specie di mix tra l’arroganza del duce sullo sfondo di un impero di cartone e la vigliaccheria del re Savoia dell’8 settembre. Se poi aggiungiamo che il comandante in seconda era un greco abbiamo chiuso il cerchio. La Concordia può diventare la facile metafora di un’Europa affondata nel Mediterraneo, con moria di tedeschi incolpevoli. Colgo l’occasione per ricordare che, come tante altre volte nella storia di Italia, mentre i massimi dirigenti davano prova di irresponsabilità, una rivolta della società civile ha consentito agli italiani di scrivere pagine di eroismo e civiltà. Come ha fatto l’equipaggio del Concordia, che ha dovuto compiere un ammutinamento in quelle terribili condizioni e gestire con l’aiuto della guardia costiera l’evacuazione di migliaia di passeggeri, di tutte le nazionalità, terrorizzati, furibondi e inesperti su di una scogliera nella notte, riuscendo, alla fine, a salvare un enorme numero di persone.
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3 Commenti
La reazione della stampa e della cittadinanza tedesca, l’ aplomb super - partes, il non indulgere nel pregiudizio e nel luogo comune.
Quanto stride tutto questo, col nostro pensiero - più o meno recondito - intriso di malcelata vergogna,o imbarazzo, o ancora timore (ma proprio tedeschi..e di questi tempi..)
Un’ennesima lezione, ahimè, va detto. Animi elevati,maturità storica di una nazione.
L’ eroismo? Attenzione: più facile quando si è scevri da responsabilità.
January 19, 2012 at 10:54 am
Mi viene in mente Giovanni Falcone.
Beto il paese che non ha bisogno di eroi
Sig. Gaballo è tanto che la seguo nei suoi ragionamenti e non posso fare altro che condividere la sua opinione che peraltro ha una coerenza con tutte le idee che giornalmente ci espone.
La ringrazio e mi complimento per la coerenza.
F.G.
Egr. sig. Gaballo
ho letto il suo pezzo “Europa, l’Italia e la Concordia” è ho trovato interessante e sul pezzo tutta la parte iniziale e centrale. Lo stesso si deve dire su gli aspetti giornalistici visti dall’estero e dal ns punto di vista “italiano”. Sull’epilogo però, mi lasci dire, che è riuscito malamente a voler fare un parallelismo(gratuito) tra persone,circostanze e fatti non omogenei.
Saluti
G. P.