La partita di giro
6 / 2 / 2012 |
L’agorà politica greca non è famosa per la concordia o il fair play. I Greci hanno sofferto una guerra civile e poi una lunga dittatura, che ha lasciato un paese profondamente lacerato. L’unità nazionale, la grosse koalitionen, non è parte della tradizione locale. Il governo del tecnocrate Papademos è perciò qualcosa di nuovo e allo stesso tempo di incongruo. E’ un governo messo insieme sotto la dettatura dell’Europa, che ha imposto l’appoggio parlamentare e la condivisone delle scelte del premier a tutti i partiti: dal Pasok dell’ex premier defenestrato, il socialista Papandreou, alla Nea Demokratìa di centro destra di Samaras, forte del maggiore consenso nei sondaggi, fino al Laos, partito minore semifascista. Con esiti paradossali. Infatti, in queste ore drammatiche in cui la Grecia si gioca tutto, l’unità politica nazionale si può dire finalmente raggiunta, ma non come si pensava, piuttosto all’inverso. Non per dire si all’Europa, ma per fare muro contro le sue ricette.
Domenica si era realizzata una congiunzione astrale perfetta parevano tutti finalmente d’accordo, e non solo i tre principali partiti ma anche tutti i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro. Una concordia celestiale. Il coro greco è stato unanime nel respingere la richiesta europea di abbassare il salario minino a 500 euro lordi mensili e, in linea generale, di ridurre i salari del settore privato. Una misura, secondo i politici di tutti gli schieramenti, che avrebbe avuto l’immediato effetto di scavare un ulteriore buco nelle finanze dello stato, con il crollo delle entrate fiscali e di svuotare ancor di più quelle delle casse previdenziali delle varie categorie. Papademos è uscito dall’incontro di domenica dicendo che lo scetticismo era stato superato, ieri rimandando ad oggi ed oggi rimandando a domani la ripresa dei colloqui. Vedremo.
L’Europa ed il Fondo Monetario insistono nel dire che questa dura deflazione è necessaria per rendere più competitivo il settore privato. L’economia greca, però, ha già subito una contrazione del prodotto interno lordo dal 2009 ad oggi quale mai si era vista in un paese occidentale dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Le misure di austerità hanno colpito talmente duro da annichilire l’attività economica nel paese. Ridurre il costo del lavoro a livelli cinesi non trasformerà per questo la Grecia in una potenza esportatrice. Non nel breve periodo, non nel medio, forse, chissà neppure nel lungo periodo. Ma magari anche no. Chi può dirlo? Ma se non si può escludere, non si può neppure trovare alcuna ragione logica per pensare che i greci vedranno dei miglioramenti grazie a queste scelte. E’ invece certa la doccia gelata imposta in pieno inverno ad un organismo in rianimazione. Chi non può svalutare la moneta deve svalutare la vita. Frase suggestiva ma vera.
Intanto, di fronte all’ostinata e pervicace voglia di non morire dei Greci Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si spazientiscono sempre più. I due leader ipotizzano di erogare il nuovo megaprestito ai Greci, 130 miliardi di euro, di cui si discute in questi giorni assieme al taglio dei crediti del settore privato, in un conto che il governo greco non potrebbe toccare, se non per versare gli interessi ai creditori. Un cattivo pensiero si insinua per autoevidenza. Si tratta di un pacchetto per salvare la Grecia o la Grecia è solo il prestanome delle banche creditrici, oltre che il garante trentennale di questo grande esborso? E il prestito europeo alla Grecia è solo una partita di giro? Un salvataggio pubblico del settore bancario di Francia e Germania (con soldi anche italiani) mascherato da solidarietà europea?
Va bene anche questo, per carità, noi italiani siamo dei signori. Ma diteci anche qualcosa su come e quando la Grecia potrà, non dico tornare a crescere, ma almeno smettere di precipitare.
Commenti
2 Commenti
La risposta l’ha data Sarkosy nell’ultima intervista insieme alla Merkel, e che sono bravi ad imporre, sopravvalutando le loro capacità, e non rinunciano sdegnati alla loro sovranità?
Credo che questi due personaggi cosi sicuri di fare la cosa giusta presto se ne andranno, e forse a breve ricominceremo a costruire quell’Europa mai nata per gli egoismi delle varie sovranità, il futuro ce lo imporrà, a tutti, se vogliamo sopravvivere, e la povera Grecia (i Cittadini)vedrà momenti di rinascita.
Che la germania inizi ad importare SOLO dai paesi UE anzichè piazzarvi solo le sue esportazioni…..e vedrete che le cose si sistemano.