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Hollande è sotto schiaffo, Rajoy è in guai seri e Monti va lasciato in pace. Questa la lettura politica dei dati pubblicati dalla Commissione Europea stamane. L’Italia centrerà il pareggio di bilancio per il 2013. La Francia invece dovrà fare una manovra aggiuntiva: nel 2013 registrerà un deficit del 4,2%. Hollande ha già dichiarato che la Commissione ha probabilmente ragione - tutta colpa di Sarkozy che ha truccato i conti - ha aggiunto - riconfermando l’impegno a portare il deficit al 3% per il prossimo anno. La Spagna invece registrerà una deviazione grave, secondo la commissione sarà l’unico paese in recessione anche il prossimo anno, Madrid accetterà, tra l’altro che la commissione sottoponga ad un audit esterno la sua riforma del sistema bancario, ed, in particolare, a “far valutare” da una società indipendente il reale valore dei suoi asset immobiliari. Un livello di dettaglio nell’ingerenza negli affari interni di un grande paese che sembra l’anticamera del commissariamento.

La Merkel ha inviato ad Hollande una lettera che gli ricorda lo spessore storico dei legami tra Francia e Germania, facendo intendere che considererebbe gravissima la responsabilità di una rottura, aggiungendo che del patto di bilancio non è intenzionata a ridiscutere una virgola. Il superministro dell’economia Schauble, parlando di Grecia, ha dichiarato: ”le regole della zona euro sono quelle che sono e se rifiutate queste regole rifiutate l’euro” tradotto: le regole sono la sostanza dell’euro, il resto è accidente e l’euro è cosa nostra. L’ultimo segnale in ordine di tempo viene dalla Commissione europea, gente di apparato, burocrati quanto si vuole, ma dotati di grande potere effettivo, specie se sostenuti dall’influenza politica della Germania. Hollande per ora tace e fa bene. I suoi negoziano e certo non sono degli sprovveduti. Tuttavia la Germania sta facendo quel che è in suo potere per metterlo in condizioni di massima debolezza. Le monde non ha dubbi. Per il grande quotidiano francese il report della commissione è un “segnale”, una specie di avvertimento mafioso che Bruxelles e Berlino lanciano ad Hollande. Con ciò, implicitamente inferendo che Bruxelles e Berlino lavorano di concerto per disinnescare il potenziale innovativo del tentativo di Hollande di iniettare sangue nuovo nelle regole europee. Crescita si! purché se ne parli, ma senza allentare il rigore. 

Sulla stampa italiana, nelle ultime settimane, è molto in voga uno scenario per il quale la logica interna dell’evoluzione politica nei paesi dell’Eurozona, appuntamenti elettorali, gioco di coalizioni etc. condurrebbe naturaliter ad una evoluzione verso politiche della crescita di cui l’arrivo di Hollande sarebbe precursore e icona. Il vento di sinistra farebbe cadere mele già mature dall’albero tedesco. L’evidenza, finora dimostra il contrario. Lo squilibrio reale tra le condizioni economiche della Germania e quelle degi altri, tra la forza del modello tedesco e la debolezza di quello degli altri è talmente acuto che, in altre epoche, avrebbe già condotto ad una guerra in Europa. Per fortuna esiste l’Unione europea ed esiste la Nato e la politica e l’economia si fanno prosecuzione della guerra con mezzi meno cruenti. Tuttavia lo squilibrio resta. La fine politica di Sarkozy è la fine di una bugia. L’arrivo di Hollande porterà alla luce lo scontro. Sarà duro e senza esclusione di colpi. Nessun esito è scontato.


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