La sfiga che rassicura
16 / 5 / 2012 |
Come cantava Gaber, la sfiga è sempre di sinistra. Hollande può confermare. Prima gli si è allagata la Citroen ibrida decappottabile con cui stava compiendo la trionfale parata negli Champs Elysees, causa pioggia torrenziale. Poi un fulmine ha colpito il suo aereo diretto a Berlino. Ha tirato fuori la tenacia, tornato a Parigi, ha preso un altro apparecchio ed ha persistito verso la meta. È arrivato però con scandaloso ritardo, indistruttibile come Fantozzi. La Merkel attendeva con la teutonica banda militare schierata e impaziente di fronte alla cancelleria da oltre un’ora quando è finalmente apparso. Quelli di sinistra sono sempre in ritardo e accampano scuse inverosimili. Si sa. Il goffo Hollande, in posa militaresca, ha anche sbagliato la svolta marziale scandita dagli ottoni finendo quasi addosso ad Angela, forse confuso dai postumi della scossa elettrica. Nonostante ciò il vertice è stato un successo. Io non sono un ammiratore a priori del nuovo presidente francese. Tuttavia devo riconoscere che la coppia franco tedesca, per una volta, mi è sembrata rassicurante. Perfino in una notte di tregenda come quella che abbiamo appena vissuto, con la Grecia che salta nel buio, le borse che precipitano e i rendimenti sui titoli di stato che schizzano in direzioni opposte al bund tedesco, quasi a presagire il big bang della zona euro. Rassicurante mi è sembrata come un meccanismo capace di trovare un equilibrio spontaneo, almeno quanto quella precedente, Merkel e Sarkozy mi suonava inquietante e fasulla allo stesso tempo. Hollande è stato sincero, quasi al limite dell’arroganza. Ma si sa che quelli di sinistra, specie i maschi, tendono all’arroganza. Non ha nascosto i punti deboli della Francia come il debito e la scarsa crescita al tempo stesso non mostrando alcuna soggezione inconscia verso la signora del rigore, anzi sottolineando più volte che tra i due esistono divergenze. E lei lo ha coccolato. Si è spinta anche lei al limite della gaffe. Ha espresso, la Merkel, grande fiducia nel buon lavoro che destra e sinistra insieme possono fare gestendo, come in Germania ha fatto, parole sue, la grosse koalitionen. Forse con la mente già rivolta alle elezioni nel suo paese che spera di governare ancora con la forza del suo prestigio personale ed i voti del partito rivale la SPD che ha, evidentemente il vento in poppa.
Sul rigore sembrano d’accordo. Non si può prescindere. Ma Hollande insiste sulla necessità di creare domanda aggiuntiva. Gi stati non devono farlo. Troppo indebitati. Deve farlo l’Europa. Indica un metodo. Già dal prossimo vertice informale del 23 maggio le proposte francesi saranno tutte sul tavolo, la Francia non accetta veti preventivi. Punta ad Eurobond. È chiaro. Punta ad un secondo trattato da affiancare al fiscal compact. Saranno gli sherpa a definirlo i termini legali. Sulla Grecia è la Merkel ad aprire. “Ho telefonato a Samaras, dei conservatori di Nuova democrazia, e a Papademos primo ministro tecnico” racconta. “Gli ho offerto il nostro aiuto” assicura. “Gli ho chiesto di cosa hanno bisogno”. Per vincere le elezioni aggiungiamo noi. Intanto Hollande annuiva. Si profila, se le parole hanno un senso, un piano di aiuti aggiuntivo agli accordi già firmati, tutto mirante alla crescita, una specie di laboratorio per quel che dovrà essere il nuovo trattato per la crescita che Hollande vuole per l’intera zona euro. È possibile conciliare l’austerità che induce recessione con strumenti che alimentino la crescita? Il tutto senza aumentare lo stock del debito dei paesi a rischio e senza chiedere ai tedeschi di mantenere a sbafo i lazzaroni meridionali? Vedremo. Certo, detto così, suona come un racconto di fantasia. Poi ci sono gli incerti della politica interna, Merkel ha davanti a se un anno complicato. In vista delle elezioni, la cancelliera che ha cancellato l’energia nucleare, del 2013 subirà attacchi da sinistra ed anche da destra. La naturalezza ritrovata delle relazioni tra Francia e Germania relega a racconto di fantasia anche la mitica mediazione di Mario Monti tra Merkel ed Hollande che tanti giornali, di destra e di sinistra, ci hanno spacciato come furbissimo piano segreto per settimane. Mentre la zona Euro aveva le convulsioni il nostro premier tecnico, dopo un eurogruppo concitato ed un ecofin difficile lasciava Bruxelles senza dire una parola ai giornalisti. Avrà avuto modo di spiegare a Bruxelles il progetto di pagare i crediti alle imprese senza far figurare questi soldi nel vincolo del fiscal compact? Di introdurre il tema dell’esenzione della spesa per investimenti dal vincolo di bilancio? Non si sa.