E’ un gioco di parole che trasforma l’europa stessa nella figura fiabesca dell’ebreo errante. Un mito inventato proprio dall’Europa medievale; l’uomo che, per aver deriso Cristo mentre saliva al calvario, è condannato a vagare sul continente, senza trovare mai pace. La tela di Chagall che abbiamo scelto come icona lo ritrae curvo e appesantito, non è un persecutore ma un testimone di verità. L’artista lo raffigura mentre vaga in eterno movimento perché di villaggio in villaggio non trova mai un luogo libero dall’ingiustizia dove potersi fermare.
Ci è sembrato un simbolo adeguato per raffigurare la crisi europea: il vecchio continente percorso da uno spirito unitario, sempre più logoro, ma che che non riesce a morire e tuttavia vaga con fatica senza mettere radici. Non c’è niente di più spirituale, di più astratto del denaro, scriveva Borges. Il denaro impone percorsi, trasforma, crea, distrugge e viene distrutto, lega tra loro luoghi e persone, non si ferma mai.
L’euro, la nostra moneta, l’idea di unità che rappresenta, le istituzioni che la governano e poi noi, la gente, le nostre vite, il nostro futuro incerto, le nostre paure, il mutamento. Cercheremo di fare ordine tra i fatti e i segnali contraddittori tra gli errori e le svolte, seguendo la pista della materia più spirituale che abbiamo inventato.